Addio alla romantica illusione del grillismo progressista

L’accordo che prevedeva di concedere ai migranti irregolari, sfruttati dal caporalato come braccianti e ammassati nelle baraccopoli ai margini dei campi, un permesso temporaneo di tre, cinque o sei mesi, è saltato ieri per l’opposizione del Movimento 5 stelle. E non perché fosse inumano e insensato – finiti i tre, cinque o sei mesi del permesso di lavoro, che avremmo fatto di quelle persone? – ma perché non lo era abbastanza.

In attesa che Roberto Fico o qualche altro autorevole esponente del grillismo di sinistra consegni alle agenzie la consueta dichiarazioncina contrita che non cambierà assolutamente nulla (nel caso lo avessero già fatto e mi fosse sfuggita: perdonatemi, ho cominciato a scrivere tardi e non avevo tempo per i dettagli inutili), per una volta, dicevo, possiamo portarci avanti con il lavoro e prevedere sin d’ora, per analogia con i numerosi esempi del recente passato, come i teorici della natura progressista e democratica del Movimento 5 stelle spiegheranno anche questa vicenda.

Prima giustificazione: non è lui, sono gli amici. È quella che potremmo definire la teoria delle cattive compagnie. In altre parole, i cinquestelle sono ancora giovani, esuberanti, inesperti, e tutte le brutte cose che hanno fatto nel primo governo Conte le hanno fatte perché traviati da Salvini, e la colpa è tutta e solo del Pd che li ha gettati tra le sue braccia, invece di offrirsi subito come stabile partner di governo. Il problema di questa giustificazione, tra le più utilizzate del biennio 2018-2019, è che è invecchiata male: attualmente, e da ben otto mesi, il Pd è al governo con i cinquestelle, i quali continuano a difendere strenuamente tutti, ma proprio tutti i provvedimenti presi con Salvini, che infatti sono rimasti lì, intatti.

Seconda giustificazione: non è lui, è la società. È la spiegazione buonista, o se volete sociologica, secondo cui in pratica i cinquestelle vorrebbero tanto costruire il migliore dei mondi possibili, e se poi finiscono sempre a chiudere i porti alle navi cariche di naufraghi, difendere gli accordi con gli aguzzini libici e altre cosette di questo genere, non è mai colpa loro, ma sempre di qualcun altro: di Matteo Renzi che li tratta male, dei governi precedenti, della società. Spiegazione, quest’ultima, che potrebbe essere anche accettabile, se con «società» si intendesse la Casaleggio Associati, che li comanda tutti a bacchetta. Ma solo in questo caso.

Terza giustificazione: non è cattivo, sta solo attraversando una fase di transizione. È la teoria pedagogica, o ultra-gradualista, che ha tra i massimi sostenitori Goffredo Bettini, convinto che la natura progressista dei cinquestelle sia una sorta di frutto a lentissima maturazione, che il bravo agricoltore deve annaffiare, curare e soprattutto aspettare pazientemente, ma che non può in alcun modo forzare. Anche se a giudicare da questi otto mesi di governo Pd-M5s si direbbe più, semmai, come quelle carni pregiate ottenute da bovini quotidianamente massaggiati con guanti di crine. Il problema di questa spiegazione, in ogni caso, è che finora sono i cinquestelle a essersi cucinati in ogni modo l’alleato, imponendogli il loro presidente del Consiglio e il loro integrale programma di governo, senza offrire in cambio alcunché.

Se nessuna di queste spiegazioni vi sembra reggere a fronte dello spettacolo di questi giorni, non c’è motivo di sorprendersi: non reggevano neanche prima. Politici e intellettuali di sinistra infatuati del grillismo condividono con tutte le vittime di relazioni disfunzionali la stessa incomprensibile fiducia nella propria capacità di vedere nel partner di governo una più profonda natura, sconosciuta a ogni altro, che avrebbe solo bisogno di tempo per emergere. Fino a quel momento, non c’è efferatezza che l’innamorato non sia pronto a giustificare, nella cieca convinzione che il tempo gli darà ragione. Cosa che, ovviamente, non accade mai.

Resterebbe da capire come diavolo abbiano fatto delle persone di sinistra a innamorarsi di un partito del genere. In tutta sincerità, non riesco davvero a capirlo, perché so benissimo che si tratta spesso di persone perbene, intelligenti e in buona fede. Di getto, mi vengono in mente solo tre tipi di spiegazione possibili: le cattive compagnie, la società in cui viviamo o forse una difficile fase di transizione.

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