Autostrade, il governo e Atlantia ai ferri corti: si valuta la revoca | La società: “Sarebbe un gravissimo default sistemico per tutta l’Ue”

Un consiglio dei ministri si riunirà entro dieci giorni per decidere sul dossier: ma se non ci sono progressi scatterà la revoca. Sembra ormai che la situazione sia arrivata alla resa dei conti. Atlantia da parte sua confida nell’equilibrio del Premier perché, avverte, “una eventuale revoca” della concessione “provocherebbe un default sistemico per oltre 16,5 miliardi di euro, oltre al blocco degli investimenti. Verrebbero così messi a serio rischio 7mila posti di lavoro”.

 

Dal nuovo incontro tra il presidente del Consiglio con i ministri delle Infrastrutture e Trasporti e dell’Economia, oltre ai capi di gabinetto degli stessi ministeri e della presidenza del Consiglio, emerge la decisione di concedere altro tempo: un consiglio dei ministri verrà convocato entro 10 giorni su Aspi, secondo quanto si apprende da fonti di governo, ma se Atlantia non cambierà la sua posizione, resta sul tavolo l’opzione della revoca della concessione; se invece arriverà una proposta, sarà valutata.

 

Dall’esecutivo trapela “irritazione” per le lettere di Aspi e ne vengono respinti gli argomenti: Il punto fondamentale è che Atlantia ha modificato le condizioni che avevano portato a un accordo a luglio. Ma la società non ci sta e si difende. “Noi continueremo ad agire in totale buona fede, affinché possa essere trovata una soluzione equa, ragionevole, di mercato. La società confida nella capacita’ di mediazione e nell’equilibrio del Presidente Conte e del suo Governo, considerandolo un riferimento di garanzia per tutti”, affermano fonti di Atlantia, mentre si rincorrono voci su una possibile mediazione finale di Cdp per trovare una via d’uscita sulla questione della manleva.

 

Intanto contro Atlantia si scaglia il Comitato in ricordo delle 43 vittime del Ponte Morandi: “Questa società dovrebbe mettersi in ginocchio e cospargersi il capo di cenere, siamo scandalizzati da tanta arroganza”, afferma la presidente Egle Possetti, che va in pressing sul governo chiedendo di valutare “che la concessione originaria possa essere dichiarata illegittima”. Atlantia e Aspi nelle loro missive mettono in evidenza la coerenza dei propri impegni e confermano la disponibilità a trattare con Cdp, ma mettono in chiaro anche diverse condizioni: dal fatto che la cessione di Aspi potrà essere conclusa a valle dell’accordo transattivo; esprimono contrarieta’ alla clausola che vincola l’efficacia dell’atto alla cessione del controllo di Aspi a Cdp, considerata “non in linea” né con l’atto né con gli impegni del 14 luglio; dicono ‘no’ alle manleve richieste da Cdp in quanto non erano previste e non sono accettabili in un contesto di mercato. 

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