Boccia mette le mani avanti: «Forse ci vorrà più tempo per le riaperture»

Lo sblocco del Paese e la riapertura tra Regioni potrebbero rallentare. Lo anticipa il ministro agli Affari Regionali Francesco Boccia in una intervista alla Stampa.

A fine settimana l’esecutivo «farà le sue valutazioni in base al numero di contagi», quando sarà chiaro se la “riapertura” del 18 maggio avrà prodotto un aumento delle infezioni o se, al contrario, verrà confermato il trend di discesa degli ultimi giorni (ieri, in Lombardia, sarebbe stato il primo giorno senza decessi da coronavirus).

Le trasgressioni degli ultimi giorni, che siano dovute alla “movida” o meno, potrebbero risultare decisive: «Non siamo sorpresi per quel che è accaduto in questo fine settimana», ha dichiarato.

«Ma se è comprensibile e umano, dopo due mesi, uscire di casa, non dobbiamo dimenticare che siamo ancora dentro il Covid 19». Tradotto: «chi alimenta una movida sta tradendo i sacrifici fatti da milioni di italiani».

Il rischio, insomma, è rimandare la “fase 3”: «Coloro che trasgrediscono le regole di convivenza tradiscono i sacrifici che loro stessi hanno fatto». E aggiunge: «Finora abbiamo usato il metodo del buon padre di famiglia, un po’ di bastone e un po’ di carota. Ha funzionato».

Poi mette in guardia le Regioni: «Abbiamo dato autonomia e responsabilità», ma «il governo continuerà a monitorare. E se dovesse servire potremmo decidere di intervenire».

Infine, un passaggio anche sui 60mila Assistenti civici, che per «16 ore a settimana svolgeranno un lavoro di volontariato con la pettorina della Protezione civile. Per metà giugno credo che saremo in grado di vederli tutti in azione e ci resteranno per tutta l’estate», dotati come arma di deterrenza soltanto «della forza della persuasione, della ragione e dei loro sorrisi».

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