Caso camici, Fontana indagato per un bonifico da 250mila euro

A detenere i conti del governatore, durante la sua carriera politica, è una società svizzera nella quale ha fatto confluire, secondo quanto scrive il quotidiano milanese, i fondi su cui nel 2015 ha sfruttato lo scudo fiscale: ben 5,3 milioni di euro. 

 

Un bonifico di “risarcimento” – Il 19 maggio, quattro giorni dopo una generica intervista di Report, Fontana cercò di fare un bonifico per arginare quello che il quotidiano definisce “il rischio reputazionale” insito nei 75mila camici e 7mila set sanitari venduti per 513mila euro alla Regione il 16 aprile dalla società Dama spa del cognato Andrea Dini e (per il 10%) della moglie Roberta. Secondo il Corriere, il governatore lombardo tentò di bonificare alla Dama 250mila euro, cioè gran parte del mancato profitto al quale il cognato sarebbe andato incontro facendo l’unilaterale gesto di tramutare in donazione alla Regione l’iniziale vendita dei camici e di rinunciare a farsi pagare dalla Regione i 49.353 camici e 7.000 set già consegnati.

 

La denuncia per “operazione sospetta” –  La milanese Unione Fiduciaria, incaricata il 19 maggio da Fontana del bonifico, bloccò il pagamento perché in base alla normativa antiriciclaggio non vedeva una causale o una prestazione coerenti con il bonifico, disposto da soggetto “sensibile” come Fontana per l’incarico politico. E così la fiduciaria fece una “Sos-Segnalazione di operazione sospetta” all’Unità di informazione finanziaria di Banca d’Italia, che la girò a guardia di finanza e Procura. Il 9 giugno la Finanza interroga una responsabile della fiduciaria e due giorni dopo Fontana ordina di cancellare il bonifico (che poco prima era stato definito urgente).

 

La rivendita dei camici – E’ a questo punto che la Dama prova a rivendere i camici promessi e non ancora consegnati alla Regione (che era in piena emergenza coronavirus e necessitava di quei dpi). Attraverso un agente l’azienda di Dini prova ad accordarsi con la casa di cura varesina “Le terrazze” per rivendere i camici a 9 euro l’uno (quando sul mercato erano piazzati a 6). Anche su questa operazione la procura indaga per capire se la Dama poteva sottrarsi dal contratto di cessione fatto con la Regione Lombardia.

 

Salvini: “Basta con indagini a orologeria” – A difendere nuovamente il governatore è sceso in campo il leader della Lega Matteo Salvini: “Ne abbiamo abbastanza di queste indagini a orologeria e a senso unico. La Lombardia, i suoi morti e le sue istituzioni meritano rispetto, siamo stufi”. “Indagato perché un’azienda ha regalato migliaia di camici ai medici lombardi. Ma vi pare normale? Malagiustizia a senso unico e ‘alla Palamara’, non se ne può più”, dice Salvini.

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