Consigli non richiesti all’assemblea nazionale di Italia Viva

Una delle cose che più pareva negativa nei comportamenti di uno di quei Partiti (P maiuscola!) del 900 che molti, soprattutto chi non li visse direttamente, rimpiangono ed elevano a modello, fu il continuismo giustificazionista (o giustificazionismo continuista): si cambiava linea in modo evidente ma ti dicevano «ora si può, ieri le condizioni non erano mature». 

La maturità, ovviamente, la decideva chi voleva rimanere in sella, il detentore della linea! 

Rendere esplicite le ragioni di un evidente cambio di opinione è una questione di ecologia del discorso pubblico. Affogare tutto nella melassa retorica di valori tanto generici da non essere mai trasformabili in obiettivi misurabili, porta solo a confusione, incomprensione, disincanto, distacco. Tra le (tante) ragioni che hanno determinato il calo della partecipazione elettorale e della credibilità dei politici credo ci sia anche questa caratteristica del discorso pubblico.

Nei giorni scorsi, Dario Di Vico sul Corriere della Sera notava come il M5S sia passato dalla definizione degli imprenditori come prenditori alla proposta di uno Statuto dell’impresa per avviare una relazione positiva tra il governo e gli attori principali dell’economia. Peraltro il M5S ha molti altri esempi del genere, dall’atteggiamento verso l’euro al sostegno dei gillet gialli, dal disprezzo del Parlamento alla difesa acritica di regole e regolamenti. Annacquare tutto nella melassa continuista non conviene a nessuno, è contrario alla buona salute, alla ecologia, del discorso pubblico. E il M5S paga pesantemente questo atteggiamento.

Ma il discorso vale per tutti. Vale per Matteo Salvini che vive di tweet dimostrando un costante disprezzo di chi lo ascolta. Solo se consideri molto poco la capacità e l’autonomia di chi riceve un messaggio di costruire un proprio significato puoi passare da uno slogan all’altro come se niente fosse: oggi siamo alla “rivoluzione liberale”. In questo modo si perde ogni relazione tra l’affermazione e il suo significato. 

E vale per tutti i protagonisti del dibattito pubblico. Anche per quei grandi funamboli dei giochi linguistici che sono gli opinionisti della carta stampata o gli anchorman (or woman) dei talkshow.

Nei prossimi giorni Italia Viva organizzerà a Milano la sua seconda Assemblea nazionale. Ed è opportuno allora dire ai suoi dirigenti, a cominciare dal suo fondatore Matteo Renzi, che la considerazione vale anche per loro. 

Italia Viva un anno fa, alla sua nascita, si proponeva di raggiungere un consenso a due cifre, di non partecipare a elezioni fino al 2023, di fondare una forma organizzativa del tutto nuova basata su piccoli comitati tematici, di essere un attrattore decisivo o fuori o dentro il centrosinistra.

Le cose non sembrano essere andate in quella direzione. Le situazioni evolvono, le posizioni giustamente cambiano. Ma è essenziale che questi cambiamenti vengano riconosciuti, spiegati, motivati. Altrimenti si contribuisce al disincanto, alla incomprensione, alla sfiducia nelle istituzioni e nelle pratiche della democrazia e tra queste la partecipazione attiva ad una qualche esperienza organizzativa.

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