Conte e Di Maio manovrano con i berlusconiani su Mediaset, Agcom e governo, all’insaputa dei loro elettori e del Pd

Dunque Giuseppe Conte starebbe pensando di nazionalizzare le Autostrade, naturalmente senza alcun progetto strategico o interesse economico a muoverlo, diciamo che lo farebbe alla venezuelana o per dirla con il rimpianto professor Franco Scoglio «ad minchiam», insomma solo per accontentare Vito Crimi da Rousseau e la banda di scalmanati che lo ha portato a Palazzo Chigi e di cui fa parte al punto da volerla guidare alle prossime elezioni.

Il presidente del Consiglio qualcosa dovrà pur dare in pasto ai seguaci di Toninelli e Di Battista, visto ciò che si appresta a fare secondo quanto ha raccontato ieri mattina Ilario Lombardo su La Stampa.

Il quotidiano di Torino in realtà ha svelato due cose formidabili: una riguardante Conte, ma anche un’altra riguardante Di Maio, in teoria l’una contrapposta all’altra ma entrambe con sponda berlusconiana.

Il presidente del Consiglio, scrive la Stampa, nell’ambito dell’ipotesi di un soccorso forzista al governo che presiede, ha «condotto in prima persona un negoziato per abbassare i tetti della pubblicità Rai (in cambio di maggiori introiti dal canone), a favore delle tv private, come Mediaset e La7 di Cairo».

Tradotto: il premier grillino sta trattando per aumentare le tasse (il canone) ai cittadini italiani in modo da poter compensare un abbassamento dei ricavi pubblicitari Rai da imporre per legge a maggior beneficio delle televisioni di Silvio Berlusconi e di Urbano Cairo.

Se non fosse ancora chiaro: secondo quanto riportato dalla Stampa, Conte sta negoziando di persona personalmente per far pagare a chi scrive, a chi legge e anche a chi non legge, insomma a tutti noi, un favore multimilionario alle aziende vicine a un leader politico le cui truppe parlamentari potrebbero dargli una mano per restare a Palazzo Chigi e alla televisione del proprietario del primo quotidiano italiano.

Luigi Di Maio, invece, sempre secondo lo stesso articolo della Stampa, una decina di giorni fa avrebbe incontrato Gianni Letta, plenipotenziario storico del Cavaliere, per discutere le nomine all’Autorità garante per le comunicazioni e in particolare una che possa garantire le ragioni di Mediaset, ma anche per saggiare la disponibilità politica di Forza Italia all’ipotesi di un governissimo che prenda il posto dell’attuale Conte due.

Iniziativa meritoria, questa di Di Maio di far cadere Conte, anche se lui smentisce, ma come la mettiamo con la retorica sul conflitto di interessi dello psico-nano con cui ha vessato e diffamato Berlusconi e chiunque abbia correttamente trattato il leader di Forza Italia come un legittimo attore politico?

Con obiettivi diversi, insomma, Conte e Di Maio aspirerebbero a una versione miserabile del Patto del Nazareno, chiamiamolo Patto dell’Iscariota perché tradirebbero la ragione stessa per cui sono stati eletti. Nel frattempo, chiunque avesse notizie del Pd pregasi avvisare info@linkiesta.it.

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