Conte, i due anni del governo dell'”avvocato del popolo”

Il 2 giugno 2018 Conte, all’indomani del giuramento del governo M5s-Lega, veniva acclamato dalla folla ai Fori Imperiali, poco prima della Parata per la Festa della Repubblica. Oggi lo scenario sarà ribaltato: niente parata, niente folla, solo la cerimonia mattutina all’Altare della Patria alla quale parteciperanno le massime cariche dello Stato. Sarà, per il premier, anche il giorno della vigilia della riapertura dell’Italia.

 

Sul tavolo del premier potrebbe finire la non meno complessa mediazione del riparto delle risorse tra le Regioni. Una riunione tra Mef e governatori non ha placato, come spiega una fonte di governo, il pressing delle Regioni a statuto speciale per sopperire alle perdite dovute al Covid. Di certo, da qui all’autunno prossimo Conte avrà un percorso difficile, provando nel frattempo a varare, entro giugno, il decreto semplificazioni. Ma, in fondo, “l’avvocato del popolo” è abituato a essere sotto pressione fin da quando, nell’autunno del 2018, cominciò la lunga trattativa con l’Ue per l’ok alla manovra M5s-Lega. Pochi mesi dopo Conte veniva investito dalle crescenti frizioni dei due alleati, fino alla rottura di Matteo Salvini e al discorso con cui Conte, il 20 agosto, segnò un punto di non ritorno nel suo rapporto con la Lega.

 

Per il professore fu forse quello l’inizio della sua, personalissima, fase 2: quella a capo di un governo M5s-Pd-Leu, nato il 5 settembre 2019 nelle stesse ore in cui Matteo Renzi e Iv fuoriuscivano dai Dem trasformandosi nella principale spina nel fianco per l’esecutivo. Ma a segnare il Conte 2 è stato, chiaramente, il coronavirus e una fase 1, quella del lockdown, che ha visto il premier balzare nei sondaggi, entrare in tutte le case degli italiani e attirarsi le polemiche delle opposizioni (e di Iv) per il susseguirsi di Dpcm e conferenze stampa. Ed ora inizia la fase piu’ difficile, con un’incognita: il rapporto tra il premier e il M5S, nodo forse non ancora risolto nella sua fulminante carriera politica.

 

 

Il presidente del Consiglio, a differenza delle settimane scorse, ha scelto di passare i giorni precedenti all’ultima tranche di riaperture lontano dai riflettori, concentrato soprattutto su due fronti: quello europeo e quello del rilancio e delle semplificazioni. Sul primo c’è da affrontare la trattativa in vista del Consiglio Ue del 19 giugno. Il Recovery Fund lanciato dalla commissione Ue colleziona i no dei Paesi frugali e di quelli dell’Est e la tempistica dei trasferimenti a fondo perduto vede allontanarsi la possibilità di un primo versamento già nella seconda parte del 2020.

 

Su tutto aleggia l’ombra del Mes, sul quale il Pd, a cominciare dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, torna a puntare il mirino trovando la porta sbarrata del M5s. “Il Mes non è una opzione, lo ha detto anche il presidente Conte e il M5s ha molta fiducia nelle sue parole”, è l’avvertimento lanciato da Luigi Di Maio. Il dossier è caldo e rischia di sfilacciare una maggioranza che, nei prossimi giorni, potrebbe tornare a traballare sul tema delle concessioni ad Autostrade, o della riforma del fisco e dell’abbassamento delle tasse, sulle quali Di Maio e i Cinque Stelle hanno scelto di puntare molto.

 

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