Coronavirus, Speranza: “Chiudere tutto ha salvato l’Italia”

“Alzano e Nembro? Non c’è alcun buco temporale” “Su Alzano e Nembro – sottolinea in un’intervista a Il Corriere della Sera – la spiegazione è semplice e lineare. Tra il 3 marzo e il Dpcm del 10 che chiude tutta l’Italia non c’è alcun buco. Il 4 marzo ricevo il verbale del Cts, che mi arriva sempre il giorno dopo. Il 5 avviso Conte e chiediamo un approfondimento a Brusaferro. Il 6 il premier vede il Cts e lì matura il cambio di linea, perché il tentativo di bloccare il virus in zone delimitate è superato dai numeri dell’epidemia in Emilia, Piemonte, Liguria, Marche. Il Dpcm dell’8 marzo che chiude solo le aree più colpite è pienamente conforme alle idee del Cts”.

 

“Salvini? La gente sa come sono andate le cose” “Finché questa emergenza non sarà finita – aggiunge Speranza – non inseguirò nessuno sulle polemiche. Salvini? Credo che la gente abbia capito fino in fondo come sono andate le cose. Si diceva che non potessimo fare come in Cina e invece il sistema democratico ha retto”.

 

“Sarà un autunno di resistenza” Che autunno sarà? “Un autunno di resistenza, perché il virus non è scomparso e, in attesa di cure più certe e dei vaccini, dobbiamo continuare a gestire il rischio. E’ chiaro che i mesi autunnali mi preoccupano di più”. Speranza cnferma che “l’Italia è messa meglio di altri Paesi”, ma ai cittadini vuole dire tutta la verità: “Non essere preoccupati sarebbe da sconsiderati, nulla può essere dato per scontato”.

 

“Scuola, riapertura al 100% il 14 settembre” Per quanto riguarda la scuole, il ministro della Salute non ha dubbi: “Il 14 settembre devono riaprire tutte, al 100%”. Per Speranza l’obiettivo “irrinunciabile” è il ritorno sui banchi “e poiché il rischio zero non esiste, dobbiamo essere cauti altrove e scegliere a cosa rinunciare”. Dieci milioni tra ragazzi, insegnanti e genitori che tornano a spostarsi devono far paura? “No, ma è un numero che ci costringe a essere ancora piu’ prudenti su altri aspetti, per accumulare ancora un po’ di vantaggio in vista della riapertura”.

 

“I sacrifici che chiedo ai ragazzi sono fattibili” Niente campionato di calcio? “Io sono un grande tifoso, anche abbastanza in sofferenza per i destini della mia Roma – ride Speranza -. Ma con tutto il rispetto, tra accompagnare mio figlio allo stadio e portarlo a scuola, preferisco la seconda. Deve fare la quinta elementare e voglio che la faccia in presenza, come tutti gli studenti”. Poi prosegue: “Capisco il disagio e non voglio apparire un maestrino, ma i sacrifici che chiedo ai ragazzi sul metro di distanza nei treni o sulla movida hanno la scuola come obiettivo di fondo. Non mi parlate di altro. In fondo ai giovani non chiediamo di non uscire di casa, chiediamo solo di indossare le mascherine, lavarsi le mani, stare a distanza ed evitare assembramenti. Una cosa compatibile con il godersi l’estate”.

 

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