E ora che succederà in Italia?

E adesso che succede in Italia? Quali sono le conseguenze dell’accordo di Bruxelles sul quadro politico? Ecco alcune ipotesi.

1. Il governo, e il suo presidente del Consiglio, hanno dunque superato una prova non facile portando a casa – vedremo quando – 209 miliardi fra prestiti e denari a fondo perduto. L’Italia, con Conte ma anche con il ministro Enzo Amendola (a proposito: dove è finito il ministro degli Esteri Di Maio?) e il discreto “appoggio esterno” di Gentiloni e Sassoli, ha contribuito a far sì che l’Europa non perdesse il contatto con la Storia. Non è poco.

2. È possibile che lo spin italiano abbia drammatizzato le difficoltà del negoziato per poi meglio far brillare un risultato positivo che non era scontato ma nemmeno imprevedibile. In ogni caso, la figura dell’avvocato si è rafforzata, almeno fino ai prossimi scogli (il Mes, la legge elettorale, la scuola, la predisposizione della legge di bilancio, soprattutto l’emergenza sociale e occupazionale).

3. Come accennato, in questa battaglia e in generale in questa fase politica, il Movimento 5 stelle è molto sbiadito, il suo ruolo marginale, i suoi ministri insufficienti.

4. Di conseguenza cresce il peso del Partito democratico, o meglio dei suoi esponenti riformisti al governo, mentre Nicola Zingaretti e Andrea Orlando insistono, quasi ideologicamente, nel corteggiamento dei Cinque stelle in crisi, tra l’altro ribaltando la posizione congressuale del segretario. Alle Regionali si vedrà se questa linea avrà avuto un senso: una sconfitta in Liguria, Marche e forse persino Puglia ne decreterebbe il fallimento.

5. Grandi novità a destra, dove si conferma l’europeismo di Forza Italia e giunge un inaspettato riposizionamento di Giorgia Meloni, lesta nel fiutare il successo di Conte. Di qui l’inedito isolamento di Matteo Salvini, che sbanda fra l’entusiasmo per i “frugali” e il nuovo ripudio dell’Unione europea e che, in mancanza di argomenti, rispolvera la vecchia solfa del “pericolo degli immigrati”, un roba che non incanta più nessuno.

6. In conclusione, ribadito che il contenuto dell’intesa di Bruxelles andrà meglio vagliato e che soprattutto bisognerà capire quando arriveranno i soldi e che uso ne vorrà fare il governo, da domani i problemi del Paese restano tutti lì. Calata la cortina fumogena della propaganda di palazzo Chigi e dei Tg Rai, Giuseppe Conte non avrà davvero tempo per rilassarsi.

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