Giorgia Meloni a Napoli guida il difficile assalto allo sceriffo De Luca che piace alla destra

«De Luca fa politica con il lanciafiamme, ma è più lo sceriffo di Nottingham che uno che fa rispettare le regole». Arrivata a Napoli per inaugurare una nuova sede di Fratelli d’Italia e per appoggiare la candidatura alle regionali di Stefano Caldoro, Giorgia Meloni mette subito in chiaro i toni per la campagna elettorale: durante la conferenza stampa saranno più gli attacchi al governatore che le proposte vere e proprie.

Al suo arrivo la leader di Fratelli d’Italia viene accolta da decine di giornalisti, telecamere e simpatizzanti del partito. I ragazzi di Gioventù Nazionale, la sezione giovanile, la aspettano con striscioni e bandiere. Sulle magliette verde militare c’è la scritta “Non diremo mai obbedisco”, mentre una ragazza tiene tutti in riga ripetendo «in ordine», «in fila», «ordinati», con la cadenza di un capovoga ai mondiali di canottaggio.

La conferenza stampa inizia con un po’ di ritardo perché alcuni giornalisti protestano per gli spazi ristretti rispetto al numero di persone accolte, diverse decine. «Non è il periodo migliore per mettere cento persone in una stanza, una sull’altra», fa notare qualcuno.

Si sta in piedi nella sala intitolata a Giorgio Almirante. Giorgia Meloni parte in quarta: «De Luca è un parolaio, Caldoro è un operaio che può costruire un’alternativa. Questa regione non ha un destino scritto, non deve essere l’ultima per occupazione giovanile, sulla sanità, sull’utilizzo fondi europei».

Caldoro la segue a ruota parlando di «contrasto alla politica di padroni e padrini, puntando sulla creazione di lavoro e sull’intervento sulle tasse per fronteggiare una crisi figlia di una cattiva amministrazione».

Abbattere il consenso di De Luca sarà difficile, ma non ci sono molte alternative: inutile impostare una comunicazione sui grandi temi della destra, ad esempio la sicurezza, se l’avversario è lo sceriffo con il lanciafiamme.

Per Fratelli d’Italia c’è anche un altro motivo. In Campania non ha mai avuto grandi numeri, mai sopra la media nazionale: arrivò a poco più del 5% alle regionali del 2015, e ha raggiunto il 6,4% alle ultime europee. Difficile immaginare di poter spostare molti voti puntando solo sulle proprie forze.

Magari a questo giro la popolarità della leader cambierà le carte in tavola. Durante l’incontro c’è spazio solo per Giorgia Meloni (Caldoro a parte): gli esponenti locali di Fratelli d’Italia sono sullo sfondo. È una grossa differenza rispetto a quanto accadde con la Lega tre settimane fa, nella due giorni tra Mondragone e Castel Volturno. Matteo Salvini lasciò campo libero agli esponenti locali: il Carroccio cerca un radicamento sul territorio, mentre la destra storicamente ha mosso più consensi al Sud, soprattutto nelle province.

Quindi meglio scaldare gli animi mettendo la leader in primo piano. Lo dice a Linkiesta il presidente provinciale del partito, Nello Savoia: «Con Giorgia Meloni possiamo puntare a ricompattare l’elettorato che abbiamo in queste zone. È il momento di capitalizzare e servirà uno sforzo congiunto come coalizione». Che non è scontato viste le posizioni divergenti dei partiti su molti temi, ultimo il Recovery fund.

Finita la conferenza stampa il programma segna due “incontri privati” per Giorgia Meloni, durante i quali sui suoi profili social compare un’immagine con la leader del partito che regge una maschera di Pulcinella, e il Vesuvio sullo sfondo.

L’ultimo appuntamento è un flash mob con commercianti e partite iva. Poco prima dell’arrivo di Giorgia Meloni alcuni partecipanti dialogano in capannello: «Non c’è più un partito di destra che ci può rappresentare, l’unico è Fratelli d’Italia». Parlando a Linkiesta Marco Nonno, candidato al Consiglio regionale, guarda alle regionali e alle comunali del prossimo anno: «La destra da queste parti c’è sempre stata, il Movimento sociale portava anche venti consiglieri in Comune e aveva sfiorato la sindacatura con Alessandra Mussolini. Può tornare vincente».

Fu Antonio Bassolino a superare Alessandra Mussolini, che al ballottaggio prese il 44,4%. Ma a Napoli la destra non esprime un sindaco da Achille Lauro. Erano gli anni ‘60.

Adesso qualcosa è cambiato, secondo Marco Nonno: «Forza Italia si è dissipata e molti stanno confluendo nel nostro partito. E anche dalla Lega. Molti salgono sul nostro carro per Giorgia Meloni».

Ecco che ritorna il valore della leader che muove consensi. Poi Marco Nonno fa una pausa, incrocia lo sguardo con Silvana Valente, che è stata segretaria regionale del Movimento sociale ai tempi di Giorgio Almirante e oggi è fuori dalla politica. Scambiano un saluto. Un saluto romano.

Valente è molto cauta sul consenso sbandierato dagli esponenti Fratelli d’Italia: «I sondaggi fanno sperare in un voto di cambiamento alle regionali e alle comunali. Ma ci vuole prudenza. Alla fine degli anni ‘80 il Movimento sociale riempiva le piazze, poi dopo le urne i conti non tornavano».

Forse Valente è scettica in generale sui partiti politici di oggi. Fratelli d’Italia è la vera destra? Fa un sorriso e un passo indietro, poi fissa lo sguardo sul palazzo del Banco di Napoli progettato da Marcello Piacentini, l’archistar del fascismo. Non risponde.

Arriva Giorgia Meloni. Viene accolta da un applauso, si presta ai fotografi e scarta due regali da parte dei commercianti: un fermacarte con il logo del partito e la fiamma tricolore, e un corno napoletano.

Qui la situazione è più calma rispetto alla mattina. Ci sarà una cinquantina di persone in uno spazio largo, all’incrocio tra due strade pedonali. Non succede granché, se non quando un fotografo molto defilato chiede: «Potete girarvi a sinistra?». Meloni fa “così così” con la mano e una smorfia. Alle sue spalle commercianti e partite iva apprezzano: «Giorgia Meloni una di noi».

La campagna elettorale del centrodestra in Campania è solo all’inizio. Sarà soprattutto una campagna contro De Luca e sarà tutta in salita. Ma questo il centrodestra lo sa bene.

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