I Cinque stelle hanno annunciato mille Fasi 2, ma non è mai cominciata una

La maledizione della fase due, così l’ha chiamata Francesco Cundari su queste pagine. Una maledizione che si porta dietro una certezza: quando il governo pronuncia quella parola (“fase”) accompagnata da quel numero (“due”) allora vuol dire che non c’è più scampo per nessuno.

Ma se tale maledizione affligge tutta la politica nazionale va constatato, purtroppo per noi, che per il Movimento Cinque Stelle diventa qualcosa di più, qualcosa di peggio. Diventa kriptonite. 

Il Movimento Cinque Stelle, seppur in grisaglia, rimane infatti antropologicamente un enorme monumento alla Fase 1, all’interdizione e alla decrescita. E andando a vedere come il concetto di Fase 2 è stato usato negli ultimi due anni dagli uomini di Grillo e di governo, a cominciare da Luigi Di Maio e Giuseppe Conte, c’è da essere terrorizzati per quello che la Fase 2 post-Covid potrebbe riservarci.

Per quanto riguarda Di Maio, per esempio, un anno fa ancora uno e trino (sia vice-premier, che capo politico, che doppio ministro), così il 23 aprile 2019 prometteva sull’Ilva di Taranto: «Ora inizia la Fase 2 nella quale progetteremo e realizzeremo il futuro di Taranto». 

Un futuro roseo, ovviamente: «Ci concentreremo in particolare sulle attività di bonifica e sul rilancio economico e sociale del territorio». Una fase durata non molto, perché sei mesi dopo ArcelorMittal annunciava di voler lasciare l’Italia, con successivo cascame economico e politico ben noto.

Ma non solo economia. A fine dello scorso maggio, subito prima di perdere sonoramente le europee, Di Maio aveva organizzato a Roma, al tempio di Adriano, un’iniziativa dal titolo inequivocabile: “Governo del cambiamento FASE 2”. Ad accompagnare il tutto una card per i social raffigurante i ministri 5 Stelle e ispirata all’estetica dei supereroi “Avengers”. 

Nell’occasione Di Maio aveva anche preso la parola: «Vi presentiamo tutto quello che abbiamo fatto e che vogliamo fare per l’Italia nei prossimi mesi» aveva detto. Poi la profezia: «Comincia la Fase 2 del Governo del Cambiamento». Quindi seguirono il tracollo elettorale, le fibrillazioni e la caduta del governo giallo-verde nel giro di un paio di mesi.

Ancora. Si possono forse dimenticare le mirabolanti promesse su reddito di cittadinanza? Dopo la partenza degli assegni, il 2 settembre 2019 (nel pieno del passaggio di testimone da Di Maio e Nunzia Catalfo al ministero del lavoro) cominciava, strombazzata su tutti i media, la famosa “Fase 2 del reddito di cittadinanza”. 

«Una fase molto importante, la fase più importante del sostegno al reddito» diceva la Catalfo a Radio Anch’io. Di che si trattava? I navigator cominciavano a lavorare e si firmavano “i patti per il lavoro” con i beneficiari dei sussidi. 

Una Fase 2 bizzarramente seguita da una seconda Fase 2: l’11 gennaio 2020, qualche mese fa, Luigi Di Maio annunciava sui social: «È partita la Fase 2 del Reddito di cittadinanza che permette ai comuni di impiegare chi riceve il sussidio per i lavori di pubblica utilità». 

Quindi era la Fase 2 della Fase 2, una Fase 4 verrebbe da azzardare. Risultato della Fase 2 + Fase 2 ovvero forse Fase 4? Il Sole 24 ore ha certificato giovedì che su un milione di percettori del reddito di cittadinanza, solo il 6,7 percento ha trovato lavoro (e questo considerando i dati fino al primo marzo, quindi pre-Covid). 

Risultati in fin dei conti prevedibili se solo si fosse tenuto conto della maledizione della Fase 2 o di quella, ancora peggio, della Fase 4. 

Naturalmente anche Virginia Raggi dove passare dalle stesse forche caudine: il 23 settembre scorso, annunciando quattro nuovi assessori, tutti politici, diceva alla stampa: «Parte la fase 2, diamo una svolta politica alla giunta, ci mettiamo la faccia». Chissà se i romani hanno avvertito le novità della Fase 2 capitolina. 

Va bene dai ci può stare: so’ ragazzi. Dei ragazzi meravigliosi. Che succede però quando sotto la maledizione della Fase 2 ricade anche lui, l’estensore in capo dei noti DPCM? Ovvero l’avvocato professore Giuseppe Conte che ha nelle sue mani la sorte di tutti noi?

Ebbene il 30 gennaio 2019, quando era ancora fresca la firma dell’avvocato pugliese sulla “Manovra del popolo”, Conte era andato alla Borsa di Milano, aveva suonato la campanella e aveva detto a broker e investitori: «Dopo la manovra economica questo governo è già concentrato nella Fase 2». Ahia. In cosa consisteva? «Dobbiamo rilanciare i cantieri e lavorare alla ripresa economica». Doppio Ahia. 

Solo due giorni dopo Conte, ai microfoni di Alessandro Poggi si diceva altrettanto ottimista: «Ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019 e per gli anni a venire». Triplo Ahia. I primi di aprile, sempre a Milano, al Salone del Mobile, martellava ancora: «Ho anticipato che sarebbe partita la fase 2 della nostra azione di governo, e adesso a distanza di qualche mese posso dire che siamo nel pieno della Fase 2». 

Ecco, dopo tutto questo dolore eravamo nel pieno della Fase 2. Sicuri sicuri? Chissà. 

Perché il 3 giugno sempre Giuseppe Conte ribadiva davanti alle telecamere, dopo che le europee avevano destabilizzato il quadro politico: «È falso dire che il governo è in stallo, ha sempre lavorato ed è entrato nella Fase 2». Sì, forse ci eravamo entrati davvero. Anche se poi, ai primi di agosto, quando già circolavano le foto di Salvini al Papeete, incontrando le parti sociali a Palazzo Chigi Conte prometteva “un patto per la crescita”. 

Se nella Fase 1, assicurava, il governo si era «concentrato sul contrasto al profondo disagio sociale che ha interessato le fasce più deboli della società» adesso, con la prossima manovra economica, «intendiamo dare attuazione alla Fase 2 per realizzare un patto per la crescita e lo sviluppo». Conte non sapeva ancora che solo qualche giorno dopo, più che dalla Fase 1 alla Fase 2 si sarebbe passati dal Conte 1 al Conte 2. Il Pil del 2019, intanto, il Pil dell’anno bellissimo e della Fase 2 della crescita, si sarebbe chiuso con uno striminzito +0,3%.

E adesso? Adesso ci aspetta un’altra Fase 2, la più importante, quella che dovrebbe aiutarci ad uscire dalla «più grande crisi del nostro Paese dal dopoguerra a oggi». A gestirla sempre loro, Giuseppe Conte e il primo partito in parlamento, il Movimento 5 Stelle. Viene in mente il maestro Franco Battiato quando cantava: «Le previsioni danno nuvole nere, stormi di temporali in arrivo».

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