Il piano di Corrado Passera per far ripartire l’Italia

Un piano complesso e «da completare», perché «data la natura e la complessità dei problemi in gioco, si tratta necessariamente di un’agenda aperta». Ma quella lanciata da Corrado Passera qualche giorno fa, “Reopen Italy”, con l’aiuto di esperti in vari settori è una proposta concreta e di ampio respiro che punta a rilanciare il paese, unendo il contrasto dell’emergenza sanitaria a quello dell’emergenza economica.

Questa la premessa: riaprire la società e l’economia nel più breve tempo possibile è l’obiettivo primario di tutti, ma forzare l’apertura prima del tempo rischia di avere risvolti drammatici. «Rimettere in moto il Paese in pochissimi mesi è un obbiettivo raggiungibile, ma serve una determinazione e un dispiegamento di mezzi che ancora non si vede, ben distinguendo tra gli interventi-ponte per “sopravvivere” alla crisi e gli interventi strutturali per ricreare le condizioni della crescita», cita la proposta.

Il comparto sanitario è ancora sotto forte pressione, molte imprese sono già saltate e la tenuta sociale del paese, a partire da quella delle famiglie, è a rischio. Riaprire in poche settimane «avrebbe un costo enorme di vite umane senza ottenere risultati sul fronte economico», si legge nel testo. Inutile quindi dare seguito a chi chiede la riapertura immediata delle aziende e di suddividere la popolazione in fasce di età. Serve un piano unitario di breve e medio termine, che persegua contemporaneamente tutti i seguenti obiettivi: contenere il contagio e gestirlo, rafforzare le strutture sanitarie e di assistenza, assicurare la resistenza finanziaria di famiglie e imprese e ricreare i presupposti della crescita economica in Italia e in Europa.

Contenere il contagio e gestirlo
Il lockdown, scrive Passera, deve essere mantenuto «per il tempo necessario a rafforzare sufficientemente le strutture sanitarie e assistenziali». Durante questo periodo, il confinamento delle famiglie a casa deve essere reso sostenibile, assicurando che tutti possano approvvigionarsi di cibo e medicine, soprattutto i più fragili. Perciò è «necessario garantire la tenuta delle intere filiere industriali e logistiche essenziali».

Comprendere il contagio e la sua evoluzione è fondamentale: «È indispensabile garantire test, anche ripetuti, alle persone più a rischio ed effettuare test su larga scala su tutta la popolazione e, dovunque possibile, condotti presso le abitazioni per evitare ulteriori occasioni di contagio», scrive Passera. Solo così si potranno prendere le decisioni migliori. Sull’ipotesi di utilizzare applicazioni e altri metodi per il tracciamento, si indica come necessaria l’adozione di un’unica proposta sul territorio, quale che sia.

Rafforzare le strutture sanitarie e di assistenza
«È necessario dotarci in tempi brevissimi di molte migliaia di postazioni di terapia intensiva», dice Passera, acquistando in maniera celere le attrezzature, o producendole laddove non si potesse acquisirle, e formando nuovo personale. Occorre attrezzarsi per implementare la telemedicina da casa per i malati non acuti e in convalescenza, puntando sulle realtà del terzo settore, e dotarsi di strutture di degenza non ospedaliere. «Anche al di là delle urgenze da COVID-19, serve passare a un “community system approach” e non applicare solo modelli “patient centered” come si è fino ad oggi generalmente fatto», scrive Passera. Questa parte del programma si potrebbe già riuscire a completare tra uno e tre mesi. Ciò detto, bisogna considerare l’eventualità «che occorra imparare a convivere con il virus, piuttosto che sconfiggerlo definitivamente», ma anche in assenza di terapie e vaccini definitivi «è verosimile che si creino le condizioni per una graduale e almeno parziale riapertura della società».

Assicurare la resistenza finanziaria delle famiglie
Per andare incontro alle famiglie, la prima cosa da fare è consentire che si possa «ricorrere alla moratoria delle loro scadenze, bancarie, fiscali, previdenziali oltre che delle utenze», assicurando inoltre un sussidio di disoccupazione per tutti coloro che hanno perso il proprio reddito, su autocerficazione. Passera avverte che «la procedura dovrà essere estremamente semplificata e andranno messi in conto una certa quantità di abusi». Bisognerebbe eventualmente considerare «uno strumento straordinario tipo “assegno COVID” per 3-6 mesi commisurato al reddito dichiarato nel 2019, con un tetto».

Per i lavoratori dipendenti, per integrare la decurtazione del reddito che la cassa integrazione comporta, si potrebbe considerare un anticipo del tfr o dei fondi pensione. In più, i programmi anti-povertà in scadenza dovrebbero essere automaticamente prorogati.

Assicurare la resistenza finanziaria delle imprese
Fondamentale, per aiutare le imprese, è distinguere gli interventi di “sopravvivenza” da quelli strutturali. Moltissime sono quelle in sofferenza e a rischio chiusura: «È necessario fare in modo che il minor numero possibile di tali aziende chiuda definitivamente assicurando loro le risorse finanziarie per resistere nei prossimi mesi», dice Passera. Come per le famiglie, anche per le imprese dovrebbe essere garantita la moratoria delle scadenze, impedendo di licenziare alcun dipendente per tutto il 2020 ed estendendo la cassa integrazione fino alla fine dell’anno a chi dovesse richiederla.

A tutte le aziende che lo necessitino, poi, bisognerebbe assicurare «un prestito garantito a tasso zero pari al 25-30% del fatturato dichiarato nel 2019, eventualmente in due rate». Lo Stato dovrebbe inoltre «mettersi in regola con i suoi fornitori e pagare tutto lo scaduto commerciale accumulato».

Le banche dovrebbero funzionare da cinghia di trasmissione, poiché sussidi e prestiti spesso non sono compatibili con i tempi di imprese e famiglie. Bisognerebbe inoltre «aumentare significativamente i plafond a disposizione del Fondo Centrale di Garanzia e della Cassa Depositi e Prestiti e introdurre schemi di garanzie bancarie (come fatto da Germania, Francia, Regno Unito e Spagna).

Accelerare il rilancio imprenditoriale in Italia
Per Passera, serve creare una “Super Industria 4.0”: «le imprese che investiranno quest’anno e l’anno prossimo dovrebbero poter godere di un trattamento fiscale di particolare favore». Al contempo, servirà premiare le imprese che si distingueranno per investimenti e livelli occupazionali, studiando interventi specifici sia per i settori più colpiti che per quelli che più possono favorire la ripresa.

Serviranno anche ingenti investimenti pubblici e contributi pubblici agli investimenti privati. In questo senso il ruolo dell’Unione europea sarà fondamentale, per venire in aiuto ad un’Italia che uscirà devastata dal 2020.

Creare i presupposti della crescita economica in tutta Europa
Anche l’Europa deve fare la sua parte. Anche sul piano comunitario servono investimenti pubblici e contributi agli investimenti privati, soprattutto in infrastrutture fisiche e digitali, ricerca e innovazione, istruzione e formazione, del valore di 3-5 trilioni di euro in pochi anni. Saranno investimenti “federali” gestiti a livello comunitario e finanziati tramite Eurobond, BEI, FEI, FEIS e altri nuovi fondi europei.

«Questa “chiamata alle armi” potrebbe costituire una opportunità straordinaria per rilanciare il progetto europeo», si legge nel testo, dove nessun paese porterebbe vecchio debito, ma si finanzierebbero solo nuovi investimenti. «Nessun Paese europeo può salvarsi da solo: devono ricordarselo gli irresponsabili anti UE e anti Euro nostrani, devono ricordarselo i freddi contabili nordeuropei», scrive Passera.

Per la realizzazione del piano, vanno osservate alcune condizioni: la prima è che tutte le componenti del piano siano portate avanti contemporaneamente. Questo sarà possibile soltanto adottando un’unica regia che garantisca una fonte unica di emissione delle normative, impendendo che ministeri e regioni adottino misure diverse ed eventualmente in contrasto tra loro. Tutte le strutture operative dovrebbero essere collegate da una catena di comando coordinata, senza togliere alle regioni i loro poteri, ma centralizzando i dati rilevanti, da gestire tramite le tecnologie di intelligenza artificiale.

Il vantaggio di una regia unica garantirà anche una migliore comunicazione, per coinvolgere al meglio a comunità e creare fiducia sulla solidità di un piano complessivo, raggiunto attraverso piccoli e grandi “traguardi di tappa”.

Sulle normative, Passera avverte che un’emergenza «non può essere gestita sul piano amministrativo con procedure ordinarie». Servono commissari straordinari per acquisti e investimenti, senza però violare i diritti fondamentali delle persone: «nemmeno l’emergenza può giustificare il controllo individuale e pervasivo che vediamo costruire in paesi di dubbio livello democratico», conclude Passera.

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