Il problema non sono i deputati che hanno chiesto il bonus, ma il governo che gli ha consentito di chiederlo

Nei giorni in cui i Cinquestelle si sono pappati due autorità in teoria indipendenti, «una a Conte e una a Di Maio» ha titolato l’house organ di Palazzo Chigi quotidiano a proposito della rapacità dei grillini su Agcom e Anac, i populisti di governo stanno provando a farsi una bella campagna referendaria gratis saltando come avvoltoi sullo scoop di Repubblica secondo cui cinque parlamentari, e pare duemila consiglieri locali, avrebbero chiesto e ottenuto dall’Inps il sussidio antiCovid da 600 euro. 

Che gli attuali parlamentari non siano il meglio del paese di questi tempi non è una novità, del resto abbiamo Giuseppe Conte premier, Rocco Casalino a Palazzo Chigi, Luigi Di Maio alla Farnesina coadiuvato da Manlio Di Stefano, Roberto Fico alla guida della Camera, uno con la terza media e l’esperienza di vita da commesso in un negozio di animali come presidente della Commissione Affari europei, un altro che non crede che l’uomo sia mai andato sulla Luna come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, alcuni compagni di banco di Di Maio all’Ena di Pomigliano d’Arco nei consigli di amministrazione delle partecipate, un twittatore dei Protocolli dei Savi di Sion in maggioranza, un retwittatore di presunte cene sataniche di Hillary Clinton alla Rai, Vito Crimi come leader del primo partito, e personaggi da circo Barnum come Roberto Calderoli e anche fascistelli di varia natura.

Quindi non c’è da stupirsi che in mezzo a questa fauna di impresentabili ci siano anche cinque parlamentari in cerca di sussidi, ora additati sui social come «furbetti», con una formula orrenda che ormai ha infettato il giornalismo e la politica italiani. 

Posto che il problema è quello della classe dirigente al tempo del populismo, di chi l’ha selezionata e di chi l’ha votata, e certo non delle istituzioni repubblicane, e che i cinque parlamentari che hanno chiesto il sussidio in un paese serio avrebbero già rassegnato le dimissioni, qualcuno dovrebbe spiegare a Di Maio e a Fico e ai cantori del governo populista che in queste ore stanno provando a lucrare politicamente su questa vicenda miserabile che se i cinque parlamentari hanno fatto richiesta del bonus all’INPS e l’INPS glielo ha concesso la responsabilità del pasticcio è chiara ed è del governo populista che glielo ha consentito scrivendo una legge poi approvata dalla maggioranza parlamentare e applicata dall’INPS presieduta da un grillino.

Cioè la responsabilità è di Conte, di Fico e di Di Maio.

Non servono referendum e indignazione. È sufficiente non votarli più. 

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