Il Quirinale conferma il governo perché non ha un’alternativa, per ora

Troppi spifferi, se non addirittura venti di crisi, in questi giorni erano giunti al Quirinale. Le voci su un possibile disarcionamento di Giuseppe Conte, i patemi del Partito democratico, l’inaffidabilità grillina, le mosse di un redivivo Silvio Berlusconi, tutto questo, unitamente alle notizie su una gestione caotica della crisi, al Colle è stato per giorni pane quotidiano.

È scattata dunque la rete di protezione della presidenza della Repubblica, in una modalità ben nota ai tempi di Giorgio Napolitano: un nota del quirinalista del Corriere della Sera Marzio Breda con cui si intende mettere una pietra sopra allo spauracchio di un governo diverso dall’attuale. Il caso ha voluto che il pezzo uscisse nel giorno in cui i giornali hanno dato notizia dell’incredibile voto all’Europarlamento nel quale i grillini hanno detto no ai recovery bond, vessillo del premier italiano che pure è il “loro” premier. In altri tempi sarebbe stato un incidente clamoroso, sufficiente a innescare se non una crisi di governo quantomeno una verifica.

Anche perché i recovery bond sono esattamente lo strumento sul quale Cote confida per portare a casa qualche cosa di ritorno dal Consiglio europeo del 23, sperando che gli europei concedano una cifra sostanziosa e soprattutto utilizzabile presto. Ed è proprio con questo risultato in tasca che il presidente del Consiglio potrebbe compiere la sua clamorosa capriola finendo col dire sì al Meccanismo europeo di stabilità (essendo partito da un secco «no», poi passato a un «vedremo») e farlo ingoiare ai grillini.

Ma la verità, malgrado la nota del Corriere, è che Sergio Mattarella sa benissimo che il governo e il suo presidente sono sempre sul punto di non reggere. Il quadro politico è lacerato (per colpa di Salvini ma Conte ci ha messo del suo), e scivolosa è anche la maggioranza. Tuttavia ora le alternative non si vedono: non è molto, a dire la verità.

La nota del Corriere smentisce che il Colle prenda in considerazione elezioni anticipate (però nessuno.le ha proposte) e anche «un’ipotesi Draghi» perché «per cambiare in corsa il capo del governo occorrerebbero ameno due-tre mesi di consultazioni e negoziati» cosa che contrasta con molti precedenti: Napolitano fece il governo Monti in due giorni.

Comunque, quella del Quirinale e la stessa posizione dei settori più avvertiti del Pd (Base riformista, aree più “di sinistra”) che si rendono conto dell’inadeguatezza della situazione ma non riescono ancora a immaginare un quadro diverso, avendo ben presente tutte le difficoltà ad appoggiare un vero governo di unità nazionale insieme alla Lega.

Ma ormai nel Palazzo ci si scervella solo su come e quando si potrà entrare in una fase politica diversa, a partire dalla guida del governo, e in questi casi la girandola di nomi impazza come in tutte le situazioni di pre-crisi. Il solito Draghi, Franceschini, ora spunta (lo ha scritto Augusto Minzolini) Fabio Panetta, membro del board della Bce. Non siamo ancora giunti lì, perché alla vigilia di una riapertura che si profila come una specie di Carnevale di Rio, nessuno si assume la responsabilità di una crisi di governo. Vedremo cosa succederà più in là, una volta diradate le nebbie dell’emergenza sanitaria e alle prese con la bomba economica.

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