L’11 settembre e l’attuale lockdown della mente occidentale

Siamo cresciuti con l’idea che dopo quell’11 settembre di 19 anni fa niente sarebbe stato più come prima, che non avremmo mai dimenticato il giorno epocale che aveva definito la nostra generazione. Eppure diciannove anni dopo, sembra tutto dimenticato, quella strage nel cuore dell’occidente sembra sia accaduta un secolo fa: le guerre sono finite, le stragi si sono fermate, il terrorismo islamico non è più il pericolo che minaccia la nostra società, il 20 e il 21 settembre voteranno al referendum costituzionale i primi elettori nati dopo l’11 settembre 2001.

È successo che un altro evento ancora più incredibile e inaudito di quello di allora abbia fiaccato il mondo, dall’Italia fino a New York che in questi giorni vive in un clima di sospensione irreale della vita non molto diverso da quello del 2001. 

Si avverte la rabbia per un presidente che sapeva che cosa sarebbe successo ma non ha fatto niente, c’è l’orgoglio di chi prova a rialzarsi moralmente, civilmente, economicamente, come nella canzone The rising di Bruce Springsteen, c’è l’elaborazione del lutto per centinaia e centinaia di migliaia di vittime, 35 mila in Italia e 200 mila in America ricordate sulla copertina nera di Time di questa settimna, altrettanto iconica quanto quella di Art Spiegelman sul New Yorker di diciannove anni fa. 

Anche se ce ne siamo un po’ dimenticati, in realtà dopo quell’11 settembre 2001 niente è stato più come prima: la rabbia e l’orgoglio, la guerra al terrorismo e le marce pacifiste, i lutti e le stragi, le crisi economiche e finanziarie, l’ascesa dei populismi e l’indebolimento della liberaldemocrazia, la manipolazione delle opinioni pubbliche e la sua ingegnerizzazione attraverso i social network, la post verità e le fake news, l’attrazione fatale esercitata da regimi e leader autoritari e le diseguaglianze sociali, il bullismo e il radicalismo, la pulizia etnica e la repressione del dissenso, l’emersione di nuove potenze imperialiste e la ritirata dell’America. E, a concludere il ventennio post undici settembre, il disastro della pandemia e della sua gestione che forse, forse, ha cominciato a far capire che affidarsi ai populisti e ai demagoghi, da Trump ai tagliatori dei parlamentari, va nella direzione esattamente opposta al Never Again, al Mai Più, su cui si giurava con le Torri Gemelle ancora fumanti. Quella semmai è la strada diretta verso il lockdown della mente occidentale.

L’articolo L’11 settembre e l’attuale lockdown della mente occidentale proviene da Linkiesta.it.

Apri l’articolo completo