La Lega punta sul modello Ceccardi per conquistare la Toscana rossa, o almeno provarci

Un confronto all’americana, due candidati faccia a faccia con un moderatore e tante telecamere. Eugenio Giani, centrosinistra, e Susanna Ceccardi, centrodestra, candidati alla presidenza della Regione Toscana, si sono sfidati la settimana scorsa in un dibattito tipico delle campagne elettorali statunitensi nell’auditorium del quotidiano toscano La Nazione.

Il centro del confronto, che segue quello dell’intera campagna elettorale, è chiaro: da una parte la giovane candidata leghista (33 anni), fumantina con argomenti pragmatici e territoriali da politica post-ideologica tipici del Carroccio; dall’altra il candidato del centrosinistra, un uomo pacato, che prova a mantenere l’aplomb e a far pesare l’esperienza e il tempo trascorso nei corridoi della politica toscana.

Giani è stato eletto al Consiglio comunale di Firenze quando Susanna Ceccardi aveva tre anni, nel 1990, e soprattutto ha un vantaggio posizionale considerevole: la Toscana è una regione rossa, ha sempre eletto un candidato del centrosinistra. Leggendo i partiti che si sono succeduti al governo non c’è molta fantasia: Partito comunista, Partito socialista, Partito democratico della sinistra, Democratici di sinistra, Partito democratico.

Non è sempre stato impeccabile, Eugenio Giani: un mese fa scivolò su una dichiarazione pubblica in cui disse che la sua avversaria era «al guinzaglio di Salvini». Ma Ceccardi porta il simbolo della Lega – oltre quelli della coalizione – e non può essere considerata perdente in partenza.

La campagna elettorale sarà difficile, e dura, secondo Andrea Barabotti, compagno di Susanna Ceccardi e campaign manager per la Lega alle regionali in Toscana: «È tutta in salita. In Toscana è un duello tra Davide e Golia. Però dopo decenni di immobilismo della stessa amministrazione si può ambire a un cambiamento».

Da qualche anno tira un’aria diversa, almeno in alcune zone della regione. Nel Pisano la Lega ha avuto un boom improvviso: dall’inesistente 0,3% delle elezioni politiche del 2013, al 25% nel 2018.

Merito della new wave leghista di cui Susanna Ceccardi si è fatta alfiere: personaggio sempre in vista, presente in tv e alla radio, dirompente sui social, e con un risultato tangibile da rivendicare: essere la prima sindaca della Lega eletta in Toscana. Nel 2016 ha sconfitto la sinistra a Cascina, ex roccaforte del Partito democratico a sud est di Pisa, governata dalle coalizioni progressiste dal 1994. Cos’è cambiato?

«Negli anni la società si evolve, e la politica deve stare dietro a queste novità – dice a Linkiesta Matteo Trapani, capogruppo del Partito democratico al Consiglio comunale di Pisa – se chi amministra non riesce a intercettare questo cambiamento apre il campo all’opposizione, indipendentemente da cosa faccia quest’ultima».

Ceccardi, spiega Trapani, «ha fatto leva sulla retorica del dover liberare Pisa dall’amministrazione rossa e si è intestata la battaglia per la sicurezza. Adesso la Lega amministra diversi comuni nella regione, ma il tema della sicurezza è ancora argomento di dibattito. A questo si aggiunge una condizione generale favorevole a chi è all’opposizione: un partito che governa da anni è il primo bersaglio».

Gli avversari politici le riconoscono di aver saputo costruirsi un ruolo anche oltre i confini locali. Il modello Cascina ha fatto scuola: nel 2018 sono stati eletti in Parlamento una consigliera comunale e due assessori della sua Giunta comunale, ed è stata lei a spingere per la candidatura di Michele Conti al comune di Pisa, conquistato con il 52%.

L’attuale governatore della Toscana, Enrico Rossi, fa la tara: la regione non è Pisa, è un territorio ampio, socialmente più variegato, spiega. Secondo Rossi la coalizione di centrodestra non riuscirà ad avere un consenso tale da impensierire l’alleanza uscente: «La regione ha una tradizione e una cultura di antifascismo, una forte spinta sociale, con valori progressisti, lo dicono le elezioni da decenni».

E in effetti la stessa Ceccardi – che recentemente ha dichiarato «è inutile definirsi antifascisti oggi, non ha più senso» – conferma il profilo dell’elettore toscano: nata in una famiglia di sinistra, impegnata in politica, con un parente stretto (il fratello del nonno) partigiano.

Ma i sondaggi sono più equilibrati di quel che si potrebbe pensare: a inizio luglio l’istituto Opimedia valutava un testa a testa con Giani in leggerissimo vantaggio – con il 44% contro il 42 di Ceccardi – dopo il 47 a 41 rilevato nel mese precedente, con le distanze che dunque si sarebbero accorciate di molto.

Per ragioni demografiche parte delle elezioni si gioca a Firenze e provincia, che da sole contano un bacino di un milione di elettori. Ed è proprio grazie all’orientamento politico del capoluogo, che nel 2019 ha riconfermato il sindaco uscente Dario Nardella con il 57%, che Giani può dirsi abbastanza tranquillo: in caso di débâcle a Firenze al centrodestra potrebbe non bastare vincere in altre province.

Qui alle scorse europee il Partito democratico andò oltre il 42%, mentre la Lega era ancora molto staccata, con meno del 24%. Ma si tratta di un voto diverso, che segue altre dinamiche rispetto a un’elezione regionale.

Il dubbio è se il modello Cascina possa essere riprodotto su scala più grande. O forse sarebbe meglio parlare di modello Ceccardi, quello con gli slogan da Tea Party all’italiana e le dichiarazioni sopra le righe in pieno stile Matteo Salvini: non a caso il Capitano ha fatto di lei una sua protetta, la chiama “Leonessa” e l’aveva portata nel suo staff nel 2018 quand’era vicepresidente del Consiglio.

A maggio 2017 Susanna Ceccardi si era fatta filmare al poligono di tiro, dov’era andata ad allenarsi a sparare. Una buona occasione per ribadire la posizione sulla legittima difesa, uno dei temi cardine della Lega: «La difesa è sempre legittima. Ma se non impari a sparare, è inutile qualsiasi legge», aveva scritto in un post su Facebook.

Un anno prima, anche prima del boom del MeToo, Ceccardi aveva espresso una posizione abbastanza definita sul movimento femminista e sulla violenza domestica: «Penso che le manifestazioni contro la violenza sulle donne servano a poco. Di violenze ne subiamo tutti, ogni giorno. E magari le compiamo. La violenza è parte dell’uomo e della donna, è nella nostra natura».

Non un’uscita estemporanea od opportunistica: nel 2014, quand’era all’opposizione in Consiglio comunale, era entrata nella sala consiliare con il burqa «per vestire i panni di milioni di donne che vengono oppresse ogni giorno», per poi rifiutarsi di sottoscrivere l’ordine del giorno, «inutile», contro la violenza sulle donne.

In quello stesso anno, giovanissima, era ospite fissa della trasmissione “Announo”, di Michele Santoro. In una puntata riprese un altro degli argomenti preferiti dal leader del suo partito: «Chi mi accusa di tenere più alla vita di un chihuahua che alla vita di un immigrato non capisce che i chihuahua non sbarcano a migliaia sulle nostre coste».

L’attuale sindaco di Cascina, Daniele Rollo, che ha sostituito Ceccardi nel 2019 dopo la sua elezione al Parlamento europeo, ne critica alcune abitudini, uno “stile” che non condivide: «Ho sostituito Susanna Ceccardi già da vicesindaco in pratica, perché lei era più impegnata a fare politica a livello nazionale. Quel che viene indicato come “modello Cascina” è stato creato e portato avanti dalle tante persone che stanno nel palazzo comunale».

Nel piccolo comune del pisano l’amministrazione ha seguito un modello securitario in linea con le politiche del Carroccio. Un esempio: “Sentinelle a scuola” è il nome di un progetto lanciato dalla giunta di Cascina nella primavera 2019, che ha creato un gruppo di vigilantes ad aiutare gli alunni delle scuole primarie ad attraversare la strada nei punti più trafficati. In pratica il lavoro dei vigili urbani, ma con una vigilanza privata. È quel tema della sicurezza che ritorna, soprattutto a Pisa.

«Ma più delle misure adottate – dice ancora Rollo – il problema è che la politica non può essere una campagna elettorale perenne, non si può cambiare incarico ogni anno. I cittadini che votano hanno espresso una fiducia che va ripagata». Oggi Susanna Ceccardi è al Parlamento europeo, ma dovrebbe lasciare il suo seggio in caso di vittoria alle regionali.

Chi lavora al suo fianco a Bruxelles le riconosce «il merito di rimanere incisiva e concreta anche dove tutto sembra più rarefatto, come nelle istituzioni dell’Unione», dice a Linkiesta Anna Cinzia Bonfrisco, con cui Susanna Ceccardi condivide un posto nella Commissione per gli affari esteri dell’Eurocamera.

Marco Campomenosi, capodelegazione della Lega al Parlamento europeo, non vuole descriverla solo come una lady di ferro: «È vero che dopo il parto è tornata a Bruxelles in tre settimane, ma durante la sua gravidanza e anche dopo abbiamo imparato a conoscere anche un suo lato materno che viene sempre ignorato».

Inevitabilmente agli onori della cronaca Ceccardi balza soprattutto per le sue uscite fuori dallo spartito della politica ordinaria. Durante il lockdown aveva conquistato i titoli dei giornali per un’iniziativa che l’ha portata a Barcellona in autobus, per recuperare i 50 italiani bloccati in Spagna senza attendere le disposizioni dell’Unità di crisi della Farnesina.

«Più che un equivoco direi che si è diffusa una narrazione parziale», dice Andrea Barabotti. «È una donna che come tante deve conciliare il lavoro con l’essere mamma». A proposito di essere mamma, la figlia che oggi ha poco meno di un anno si chiama Kinzica, un nome che trasuda patriottismo, difesa dei confini: la bambina si chiama come l’eroina pisana che nell’anno 1004 sventò un assedio alla città da parte dei saraceni, Kinzica de’ Sismondi.

Alla piccola bada soprattutto Barabotti: «Ho accettato di sacrificare qualcosa in termini di carriera – dice – per consentire a Susanna di proseguire in quest’esperienza. Quando lei è tornata a Bruxelles ci siamo riorganizzati. Ora, con le regionali alle porte, sono arrivati in soccorso i nonni e mia sorella per aiutarci a guardare la piccola durante la giornata. Che poi è la normalità in Italia».

Nel frattempo c’è da sdoppiarsi per organizzare una campagna elettorale, l’assalto al fortino “rosso” della Toscana. Un’impresa che non è mai riuscita a nessun partito del centrodestra: adesso è il turno della “Leonessa”, l’europarlamentare, ex sindaca e mamma che ha cambiato il panorama politico di Pisa e dintorni, nella speranza di poter portare il suo modello, il modello Cascina-Ceccardi, al livello successivo.

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