La stanca e ripetitiva strategia social di Matteo Salvini

Prima il volto della figlia, adesso la card da far girare nei gruppi “famiglia” di whatsapp in cui afferma di aver «dato la vita» per la sicurezza dei confini italiani. La strategia social di Matteo Salvini ha cambiato passo, e non certo in meglio. I numeri registrati dai profili Facebook, Twitter e Instagram (senza contare i circa 300mila follower su Tik-Tok) incoronano ancora il leader leghista re dei social, sia in termini di seguaci sia in termini di interazioni. I contenuti pubblicati dal Capitano, però, sono lo specchio del difficile momento politico che sta attraversando.

I figli di Salvini non sono certo una novità: hanno iniziato a comparire in misura sempre maggiore nei post su Facebook, Twitter e Instagram. La figlia è stata ritratta sempre di spalle, con il volto oscurato o in modo da non mostrarla per intero (anche per i pericoli che il web nasconde quando si tratta di foto di minori). Questo prima del 31 luglio, il giorno in cui l’Aula del Senato ha autorizzato il processo all’ex ministro per la vicenda Open Arms e la Bestia social di Salvini, o meglio del suo stratega Luca Morisi, ha pensato di far riemerge il lato “padre di tutti gli italiani”. «Per amore dei nostri figli, per il bene dell’Italia, in difesa dei nostri valori e del nostro futuro. Possono anche processare un uomo, ma non potranno mai arrestare le nostre idee e la nostra voglia di Libertà. GRAZIE Amici, io non mollo» recita il post del leghista.

Fuggono dalla guerra poverini, mi sembra evidente…….

Posted by Matteo Salvini on Tuesday, August 4, 2020

Un colpo basso, lo hanno definito alcuni suoi avversari politici, anche perché il profilo di Salvini ospita spesso tra i commenti insulti a ladri, immigrati, per non parlare della gogna nei confronti degli oppositori. Mentre per altri è solo un modo con il quale il leader della Lega stabilisce fiducia e distoglie l’attenzione dal merito della questione, in questo caso l’autorizzazione al processo con l’accusa di “sequestro di persona”. «Il declino comunicativo di Salvini risale a qualche settimana fa. Ha cambiato registro da quando c’è stato uno pseudo ritorno alla normalità dopo il lockdown» spiega a Linkiesta un esperto di comunicazione politica che collabora con molti partiti italiani che per ragioni professionali chiede di rimanere anonimo. «È ritornato in parte a quei temi che sono i suoi cavalli di battaglia: i flussi immigratori e il racconto della quotidianità».

Per la prima volta, non ha portato i frutti sperati. Il declassamento del focus dell’emergenza migratoria, da lui cavalcata con forza, per la sopraggiunta e maggiore emergenza del coronavirus e la retorica sovranista antieuropea nel momento in cui la crisi economica e sociale prodotta dal Covid-19 ha avvicinato l’Italia all’Europa, hanno isolato Salvini. Nello stesso frangente, la “Bestia” del leghista è riuscita a sfruttare l’indignazione dei social sulle violenze a Hong Kong, monopolizzando la discussione ma riscuotendo solo commenti negativi, sia dagli utenti sia dagli alleati di coalizione. Gli stessi alleati che, nella dialettica social, hanno invece sfruttato la discussione europea (vedi il quasi complimento al presidente del Consiglio Giuseppe Conte da parte Giorgia Meloni) per accrescere il proprio bacino di follower e spostare la propria area di influenza verso zone più moderate dell’elettorato.

Gli equilibri di forza all’interno del centrodestra spiegano perché Salvini e il suo team hanno lasciato per un momento da parte i post con i cani abbandonati e i piatti di pasta per virare invece sul crescente aumento degli sbarchi. Una scelta dettata da quel punto percentuale che ogni due settimane la Lega lascia sul terreno, che ha portato il partito di Salvini dal 25,5% al 24,6% di venerdì scorso (sondaggio Youtrend). Una percentuale ormai pari ai livelli di maggio 2018.

«Dobbiamo leggere il tutto anche influenzati dal panorama politico nazionale, con il calo della Lega e una minore centralità di Salvini. Vedo una stanchezza politica che si riflette sulla comunicazione, anche se il leghista, forse non in questa veste, ci ha già abituato a certi tipi di contenuti social» spiega Lorenzo Pregliasco, direttore e cofondatore di YouTrend e della startup di ricerche Quorum.

Si arriva quindi al culmine della propaganda salviniana, che con un post a social unificati vuole passare per vittima di un procedimento da lui ritenuto ingiusto. «Ho difeso l’orgoglio, la dignità, la sicurezza e i confini dell’Italia. Per quello mi pagavate, per quello ho dato la vita» si legge nel post che lo ritrae, in riferimento al processo per la nave Gregoretti, con tanto di foto e firma in calce. A fronte di questa cifra stilistica, viene da chiedersi se la Bestia leghista abbia accusato il passaggio di Luciana Lamorgese negli uffici del Viminale che ha comportato un risparmio di circa 500mila euro all’anno per il ministero dell’Interno. Ovvero la cifra degli stipendi dei collaboratori, e creatori della Bestia, del leader leghista.

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