Le acrobatiche manovre del Pd per costruire l’alleanza con i Cinquestelle a Roma

In uno scenario a metà fra Kafka e Pirandello domani si terrà il tavolo con tutte le forze politiche del centrosinistra romano (una coalizione in verità un po’ finta, come minimo un po’ sbrindellata) a cui parteciperà anche un rappresentante di Azione. E non è difficile prevedere una riunione surreale, mancando fra l’altro (com’è giusto perché non fa parte del centrosinistra) quel Movimento cinque stelle che costituisce l’interlocutore numero uno del Partito democratico.

Il pirandellismo sta tutto qui: c’è un centrosinistra che di fatto, e senza dirlo, si sta allargando ai grillini. Al Nazareno si sta infatti lavorando per costruire con il Movimento un’alleanza di ferro per le comunali di primavera.

A partire ovviamente dalla piazza più importante, Roma, che sarà però solo uno dei sei tasselli che compongono l’intera scacchiera (oltre la Capitale, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Trieste): l’impressione infatti è che il Partito democratico si stia predisponendo a quella trattativa globale voluta da Luigi Di Maio, una spartizione a tavolino delle città dove si voterà decisa nei palazzi romani della politica di cui abbiamo scritto ieri, uno schema che ricalchi quello dell’alleanza di governo, peraltro abortito alle regionali.

Se le cose stanno così è chiaro che le comunali saranno un altro voto sul governo, e ancora più stringente di quello delle regionali perché sarà uno scontro “Pd&M5s” contro tutti. A Roma non solo contro una destra che ormai ripiega sui presentatori televisivi ma anche contro un ex ministro come Carlo Calenda. Rispetto al quale i dem, che pure con lui mantengono canali informali aperti, non sanno ancora bene che pesci prendere.

Al momento, il Nazareno vorrebbe porre a Calenda qualche condizione: partecipare alle primarie, ammorbidire le critiche al governo, come minimo cambiare tono verso il Partito democratico. Ma il personaggio è poco incline a compromessi e infatti ha già respinto al mittente le prime due condizioni.

D’altra parte il senso della sua eventuale candidatura è chiaro: presentarsi ai romani, per così dire, con la sua faccia, non come candidato del centrosinistra.

Anche per questo a Roma il Partito democratico dunque è alla ricerca di un’intesa di fatto con i grillini mediante un/a candidato/a dem che al primo turno se la giochi con la sindaca: ecco perché il Partito democratico sta cercando un nome votabile dai grillini al secondo turno se, come probabile, la sindaca cadrà al primo.

Secondo alcuni ambienti della sinistra romana il nome potrebbe essere quello di Massimo Bray, l’intellettuale a capo della Treccani ed ex ministro della Cultura.

In ogni caso è chiaro che la vicenda sarà sbloccata solo quando (e se) Zingaretti e Di Maio troveranno un accordo complessivo. Poi saranno le urne, soprattutto a Roma, a dire se sarà stata una strategia vincente, Calenda permettendo.

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