M5s, al via la votazione su Rousseau su “mandato zero” e alleanze amministrative

Il primo voto, dunque, è sulla modifica al “mandato zero” per i consiglieri comunali. In pratica, la richiesta alla base di autorizzare l’auto-ricandidatura di Virginia Raggi, considerando nulla, ai fini del conteggio del mandato, la sua precedente esperienza come consigliera comunale. Se vincesse il sì al primo quesito, l’attuale primo cittadino potrebbe ricandidarsi.

 

Ma l’ipotesi di un’altra sua corsa per la poltrona di sindaco a Roma alimenta i malumori radicati tra i militanti anche fuori dal Campidoglio. Quelli dei parlamentari alla prima legislatura, che vedono nella deroga al vincolo del doppio mandato nei Comuni un cavallo di Troia per estenderla anche a Camera e Senato. Col rischio, alle prossime elezioni, di doversi contendere il posto con deputati e senatori di più lungo corso, finora esclusi da un “terzo giro”.

 

Il “mandato zero” ha già avuto un prima via libera un anno fa, quando venne presentato ai militanti dall’allora leader del Movimento, Luigi Di Maio ma che, allora, non includeva i sindaci dalla possibilità di scontare la prima consiliatura. Sul Blog delle stelle, i militanti si dividono, anche se sembrano prevalere i commenti dei contrari allo strappo alle regole storiche. Gli esegeti del Movimento non sono concordi sulla portata della deroga, sulla sua immediata applicabilità anche alla Raggi o al sindaco di Torino Chiara Appendino. 

 

Le consultazioni saranno anche sulla possibilità, per i 5 stelle, di dar vita nei Comuni ad alleanze, “oltre che con liste civiche, anche con i partiti tradizionali”. In sostanza una autorizzazione generale a sottoscrivere intese con il Pd a livello amministrativo. Si tratta di un tema delicato anche alla luce dell’incontro di Beppe Grillo con il sindaco di Milano Beppe Sala, testa di ponte per eventuali futuri accordi tra i dem e i 5 stelle in 5 città.

Apri l’articolo completo