Siamo nei guai, la sinistra tutta d’un pezzo continua a non capire i Cinque Stelle



Non so se viene da ridere o da piangere a leggere gli struggenti tweet e i post indignati da parte degli esponenti politici e culturali della sinistra tutta d’un pezzo, quella che non cede alle fantasie neoliberiste però limona con una falange di fascistelli a cinque stelle e convola a nozze con quel fortissimo e moralmente intoccabile leader di tutte le forze progressiste che risponde al nome di Giuseppe Conte, già vice del vicepremier Matteo Salvini. 

Qualche giorno fa, il ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova, di Italia Viva, aveva proposto di regolarizzare i lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno per sottrarli al caporalato e alla criminalità che li sfrutta proprio nel momento in cui servono di più alla catena produttiva agroalimentare nazionale. I Cinque stelle però si sono subito messi sull’attenti, ponendo il veto con il leader politico pro tempore o mores Vito Crimi, di professione cancelliere. 

Il ministro Bellanova ora minaccia di dimettersi, mentre il Pd questa volta non può far finta di niente ed esercitarsi nell’arte che gli riesce meglio, quella di voltarsi dall’altra parte di fronte alle più immani porcate grilline, grazie anche alla solitaria campagna di Matteo Orfini e alla presa di posizione del ministro per il Sud Peppe Provenzano da Caltanissetta. 

Ma ecco qui il punto e tutta l’ipocrisia del mondo politico e intellettuale della sinistra tutta d’un pezzo. Provenzano tuona contro «la campagna della destra contro le regolarizzazioni che danneggia l’agricoltura e l’economia» ignorando comodamente quel piccolo particolare che fa del governo a trazione grillina di cui è autorevole membro ed entusiasta sostenitore l’unico ostacolo politico alla liberazione dei lavoratori dallo sfruttamento.

Altri, come il colto direttore della Rivista del Mulino Mario Ricciardi, addirittura si stupiscono della scelta controproducente dei Cinque stelle che mostrerebbe ancora una volta i limiti dell’improvvisazione in politica. Eh, no, caro Ricciardi e cari amici della sinistra tutta d’un pezzo, gli improvvisatori della politica siete voi che non avete ancora capito, nel 2020, la natura reazionaria, becera e fascista del partito algoritmico creato da un fuori di cotenna come Gianroberto Casaleggio che voleva mettere i corrotti dentro gabbie di ferro da esporre sulle tangenziali, e che per questo ha mandato Fofò Dj a Via Arenula. 

È umiliante ricordarlo ancora una volta: i Cinque stelle nascono da una società di web marketing che pesca il sentimento prevalente sulla rete, lo pettina per il verso del pelo e lo rigetta sotto forma di meme o Di Maio in pasto alla belva populista per lucrare posizioni di mercato e consenso politico, infischiandosene del paese.

E voi ancora vi stupite che un aggeggio del genere e i suoi più riusciti prodotti di marketing, Di Maio e Di Battista, peraltro cresciuti in ambienti familiari di simpatie fasciste, non abbiano nessuna intenzione di regolarizzare gli immigrati che lavorano nel nostro paese? 

Dobbiamo ricordare chi ha scatenato la guerra contro le Ong, chi ha adoperato per la prima volta l’espressione «taxi del mare», chi ha aizzato le Procure della Repubblica siciliane contro le navi di soccorso in mare, chi ha condotto la battaglia contro lo ius soli, chi ha chiesto il rimpatrio immediato di tutti gli immigrati irregolari in Italia dopo una strage terrorista a Berlino? 

No, non è stato Salvini, sono stati i Cinque Stelle, gli stessi che quando erano al governo con il Capitano, da volenterosi carnefici dei leghisti non hanno subito le prepotenze contenute nei decreti sicurezza, ma al contrario si sono adoperati in Parlamento per inasprire le multe e le pene immaginate dall’ex ministro dell’Interno. Decreti sicurezza, ricordiamo anche questo, varati dal governo Conte e che il governo Conte due ha pienamente confermato, nonostante le roboanti dichiarazioni di Nicola Zingaretti ormai risalenti all’epoca lontana in cui ci si poteva abbracciare. 

Il governo progressista, alleato con la cosiddetta costola di sinistra a Cinque stelle, che in realtà è gabbia toracica della destra, non riesce a far rientrare nella legalità del lavoro i braccianti irregolari per il deciso no grillino, che non si schioda nemmeno di fronte a un’emergenza economica epocale come quella del Covid. 

A legalizzare i lavoratori irregolari in passato sono stati Silvio Berlusconi e Roberto Maroni, mentre ora è Matteo Renzi, l’ex premier estraneo alla sinistra-sinistra a porre il problema con il ministro Bellanova e a minacciare di lasciare il governo se non ci riuscirà. Ma tutto ciò non è una beffa, non è ironia della sorte, non è ma-guarda-un-po’-che-combinazione. Non riconoscere la natura autoritaria, reazionaria e codina dei Cinque Stelle, a questo punto è impostura, complicità e capitolazione.

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