Va bene lottare contro le disuguaglianze, ma bisogna sapere quali sono quelle di oggi

Il nuovo quotidiano Domani difenderà, secondo le sue dichiarazioni, «le ragioni della democrazia liberale, nella quale decide la maggioranza, ma nel rispetto dei diritti di tutte le minoranze», mentre le priorità saranno «le disuguaglianze, vero ostacolo a una economia efficiente, oltre che equa».

Proviamo a mettere a fuoco la complessità delle diseguaglianze nel mondo di oggi per provare a chiarire la difficoltà che si avrebbero a trovare sic et simpliciter delle soluzioni.

Le diseguaglianze maggiori sono quattro. A) Oggi, a differenza del XIX secolo, si ha una quota maggiore di redditi da “lavoro” rispetto ai redditi da “rendita”. I ricchi non sono più – in maggioranza – dei nullafacenti che vanno alle terme. B) Le donne hanno oggi un’istruzione crescente, così come una libertà crescente, e dunque preferiscono gli uomini con un’istruzione e un reddito equivalente. Segue che i loro figli partono avvantaggiati. C) Sono richiesti e saranno richiesti sia i lavori ad alta qualificazione (ingegneri, per esempio), sia quelli a bassa qualificazione (badanti, per esempio). I lavori “di mezzo” sono e saranno molto meno richiesti. Questi lavoratori, come conseguenza, chiederanno protezione al potere politico. D) I giovani, in assenza di un forte sviluppo, avranno delle pensioni ridotte.

A) In Europa dal XIX secolo fino alla Grande Guerra – il possesso del capitale (immobiliare e mobiliare) generava un reddito (rendite fondiarie, affitti, dividendi, cedole) cospicuo. Dalla Grande Guerra fino ai primi anni Cinquanta del ’900 il peso del capitale in Europa si è contratto, perché l’inflazione ha quasi azzerato il valore delle obbligazioni e si è assistito a una crisi notevole delle imprese, quindi delle azioni, oltre alla perdita delle rendite coloniali.

Questi sommovimenti, nel corso di qualche decennio quelli fra le due guerre mondiali – hanno abbattuto il capitale e quindi il reddito dei ricchi. Nel secolo scorso finisce l’epoca del rentier, ossia di chi viveva agiatamente senza lavorare. Nel Secondo Dopoguerra, sempre in Europa, mentre si comprimeva il peso dei ricchi, il ceto medio accumulava un patrimonio significativo, soprattutto immobiliare. Si ha perciò in cima un mondo di ricchi, ma meno ricchi di quanto fossero in passato, in mezzo si ha un mondo benestante, e, alla base, si ha chi possiede una ricchezza modesta o nulla, ma che è protetto dallo Stato Sociale.

I redditi da lavoro nel XIX secolo non potevano avvicinarsi al reddito da capitale quando questo era corposo, e dunque, se uno avesse avuto la possibilità di sposarsi bene, ossia di entrare nel mondo dei rentier, non gli sarebbe convenuto lavorare. Le strategie per vivere bene senza lavorare (l’appendere il cappello) sono state raccontate in letteratura con grande precisione.

Negli Stati Uniti la situazione nella prima parte del XIX secolo era diversa: una concentrazione della ricchezza minore di quella europea, perché la terra era abbondante (la rendita fondiaria era bassa) e perché chi emigrava non aveva ricchezze (nessuno nasceva ricco). Negli Stati schiavistici del Sud le cose non erano però molto diverse da quelle europee.

Gli Stati Uniti hanno poi registrato una concentrazione crescente della ricchezza fino agli anni Venti dello scorso secolo l’epoca del Grande Gatsby. Con la Grande Depressione, la concentrazione di patrimoni si è ridotta, ma molto meno che in Europa, per poi ripartire dagli anni Ottanta. Con una novità: la concentrazione di ricchezza è alimentata anche dagli enormi redditi da lavoro dei dirigenti delle grandi aziende. Un fenomeno che comincia a palesarsi anche in Europa.

I redditi da lavoro ben pagati nel XXI secolo possono avvicinarsi al reddito da capitale quando questo non è troppo corposo. Si ha così la possibilità di guadagnare molto, e dunque si può, a differenza del passato, non ereditare ossia nascere bene” – e/o sposarsi bene – ossia appendere cappello. In breve, oggi si può nascere male” e sposarsi per amore”.

B) Le donne hanno oggi una istruzione crescente, così come una libertà crescente. L’economia è tendenzialmente meritocratica. Ergo le donne istruite alla lunga sono ben retribuite e allo stesso tempo preferiscono gli uomini con le stesse caratteristiche. Abbiamo il cosiddetto assortative mating.

Nasce perciò nelle fasce sociali meglio messeun nuovo canale ereditario: oltre alla eventuale ricchezza, si hanno anche l’istruzione superiore e le relazioni che contano. La quale istruzione e le relazioni consentono ai figli delle coppie dove le donne e gli uomini sono allo stesso livello elevato di istruzione e reddito quantomeno di mantenere la posizione sociale ed economica dei genitori.

C) Non basta evocare la crescita. Il passaggio senza soverchie difficoltà dai settori vecchi a quelli nuovi è un fenomeno che si è manifestato quando la domanda di qualificazione era abbastanza modesta si pensi ai braccianti diventati operai di linea. Se la domanda oggi è quella di lavori che sono o molto qualificati o poco qualificati, con quelli nel mezzo– quelli né troppo né troppo poco qualificati – che non sono richiesti, allora la crescita economica non dovrebbe essere in grado per sé stessa di assorbire la manodopera di mezzo.

La crescita economica – anzi per essere precisi lo sviluppo – non suddivide la sua variazione in misura eguale in tutti i settori, chiedendo delle competenze che sono in larga misura quelle esistenti. Lo sviluppo privilegia, al contrario, e soprattutto oggi, alcuni settori e chiede competenze specifiche.

La conclusione economica del ragionamento sulla tecnologia si articola così: A) le tecnologie più moderne non assorbono una manodopera generica, ma solo qualificata; B) i servizi offerti a una popolazione in parte ricca e diffusamente anziana si espandono, generando dei posti lavori a bassa qualificazione; mancano perciò le occupazioni di mezzo; C) si dovrebbe avere per assorbire queste occupazioni una crescita dell’economia nei settori tradizionali. Per esempio, le banche che riaprono migliaia di agenzie, nonostante l’uso sempre più diffuso dei servizi telematici, i negozi che tornano numerosi, nonostante l’ampliarsi della distribuzione telematica; e via enumerando i molti esempi si un ritorno al passato. Assumere che si possa tornare ad avere le tecnologie desuete (il gettone telefonico?) è però poco realistico.

La conclusione politica del ragionamento si articola così: A) vi sarà una pressione crescente da parte dei disoccupati, che non sono pochi il diritto di voto è uno strumento per ottenere, partendo dall’arena politica, dei benefici economici. Se si somma chi ha rinunciato a cercare lavoro con chi è alla ricerca di un lavoro, si ha un tasso di (ovunque) disoccupazione che è circa il doppio di quello diffuso e commentato dai media; B) una pressione crescente dei disoccupati potrebbe portare a un blocco della diffusione delle nuove tecnologie, come già avvenuto, ma con scarso successo, nel passato. Se anche ci fosse questo congelamento, si avrebbe solo un’espulsione di dimensioni minori e con un passo più contenuto della manodopera con una qualificazione di mezzo.

D) Infine, i giovani, Con l’incremento dei lavori precari quelli a media o bassa qualificazione e a bassa produttività – le pensioni dei giovani di oggi saranno inferiori a quelle dei giovani di ieri, quando i lavori precari erano in minor numero e la variazione della produttività era maggiore. È pur vero che sia chi è nato prima della Seconda Guerra sia il baby boomer prima o poi passeranno a miglior vita, e quindi che il loro peso sul sistema pensionistico andrà decrescendo, ma il problema delle modeste pensioni future resta, e non è risolvibile iimmaginando dei mirabolanti rendimenti per le pensioni ad accumulazione.

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