Transessualità alle Olimpiadi di Tokyo 2021: Laurel Hubbard

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Un altro traguardo per la comunità LGBTQIA+: Laurel Hubbard sarà la prima atleta transessuale a partecipare ai giochi olimpici, che si terranno a Luglio, a Tokyo. I giochi, com’è noto, avrebbero dovuto tenersi lo scorso anno, ma la pandemia da covid-19 ha causato il rinvio. La presenza di un’atleta trans nel novero degli sportivi qualificati ha, tuttavia, scatenato dubbi e critiche. Lo spettro di un vantaggio illegittimo in una competizione tanto importante, infatti, dà da pensare a diverse concorrenti.

Laurel Hubbard: chi è?

Laurel Hubbard è nata Gavin, prima della transizione di genere, iniziata otto anni fa. Ha già vinto diverse prestigiose medaglie nel mondo del sollevamento pesi: tra queste, l’argento ai campionati del mondo (2017) e l’oro nei Giochi del Commonwealth (2018). L’atleta ha adesso 43 anni ed è pronta a gareggiare nelle competizioni olimpiche per la Nuova Zelanda, nella categoria di sollevamento pesi femminile. Questa qualificazione ha purtroppo portato a delle polemiche, fuori e dentro l’ambiente olimpionico.

Laurel Hubbard: le ragioni delle polemiche

La sensazione diffusa nella categoria femminile di sollevamento pesi è che, a competere contro le donne qualificate, sarà un uomo. Cosa, questa, che darebbe a Laurel Hubbard un vantaggio. La questione diventa di natura chimica e ormonale: infatti, nel 2015, il Comitato Olimpico aveva stabilito che atleti transessuali potessero partecipare alle competizioni femminili. Questo a patto che il livello di testosterone nel corpo non superasse certi livelli nei 12 mesi precedenti la competizione stessa.

Eppure, sebbene Laurel rispetti chiaramente questa regola, nelle competitrici resta il sospetto – confermato da alcuni studi – che esista ancora un vantaggio per gli atleti transessuali. Alcune teorie, infatti, dicono che anche due anni dopo la transizione di genere, il corpo dell’atleta transessuale mantenga prestazioni più mascoline, a scapito dunque delle altre atlete.

I dubbi delle atlete

Si tratta di critiche che – nelle intenzioni delle atlete in competizione – non vogliono stemperare la gioia espressa da Laurel Hubbard nelle sue prime dichiarazioni. L’atleta neozelandese ha infatti manifestato gioia e gratitudine per il Comitato Olimpico del suo Paese. Eppure, non tutte hanno provato lo stesso entusiasmo.

Certamente, le sportive in competizione nella stessa categoria non vogliono negare nessuno dei principali diritti di Laurel. Manifestano tuttavia il timore che la concorrente possa godere di un ingiusto vantaggio, derivato dal suo essere nata uomo. Con delle battute di dubbio gusto, si è anche fatto riferimento alla possibilità che alcuni atleti possano cambiare sesso per concorrere nella categoria femminile, godendo così dello stesso presunto vantaggio.

Già nel 2017, alcune competitrici avevano modificato il loro regime di allenamento per evitare di confrontarsi con Laurel Hubbard. La sensazione provata era proprio quella di confrontarsi con un concorrente maschio, malgrado i livelli ormonali e le prestazioni fisiche non fossero più quelli di quando Laurel era Gavin. L’idea alla base di queste critiche è che uomini e donne godano di livelli di forza diversi, ragion per cui un trans gender non dovrebbe poter gareggiare contro altre donne.

Sebbene nessuna concorrente delle Olimpiadi si sia dichiarata contro il cambiamento di sesso, alcune si sono trovate a chiedersi che senso abbia fare sport nelle condizioni venute a crearsi con questa qualificazione.